Biblioteca teatrale rivista di studi e ricerche sullo spettacolo

Rivista trimestrale di studi e ricerche sullo spettacolo
Fondata da Ferruccio Marotti e Cesare Molinari
Sostenuta dal Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo, Facoltà di Lettere e Filosofia, Sapienza Università di Roma

Consiglio scientifico: Evelyne Grossman (Paris Diderot – Paris 7), Hans-Thies Lehmann (Goethe-Universität Frankfurt am Main), David J. Levin (University of Chicago), Richard Schechner (New York University), Maria Grazia Bonanno (Università di Roma “Tor Vergata”), Delia Gambelli (Sapienza Università di Roma), Cesare Molinari (Università di Firenze)

Comitato direttivo: Silvia Carandini, Roberto Ciancarelli, Vito Di Bernardi, Guido Di Palma, Aleksandra Jovićević, Luciano Mariti, Ferruccio Marotti, Paola Quarenghi, Emanuele Senici, Luisa Tinti

Comitato di redazione: Stefano Locatelli (resp.), Annamaria Corea, Aldo Roma, Desirée Sabatini, Irene Scaturro
I saggi pubblicati nella rivista sono sottoposti alla procedura di double blind peer review. Responsabile: Stefano Locatelli


Quasi quarant’anni fa un gruppo di giovani studiosi, Fabrizio Cruciani, Clelia Falletti, Ferruccio Marotti, Franco Ruffini, Nicola Savarese, Ferdinando Taviani, riuniti intorno all’Istituto del Teatro e alla cattedra di Storia del Teatro e dello Spettacolo dell’Università di Roma creati da Giovanni Macchia – a cui si aggiungeva Cesare Molinari in qualità di direttore insieme a Marotti – dava vita a «Biblioteca Teatrale», che veniva ad affiancarsi alla collana omonima attiva già dal 1966. La rivista ha subito giocato un ruolo di primo piano nel rinnovamento degli studi teatrali, diventando in Italia quello che la «Revue d’Histoire du Théâtre» è stata per la Francia, «Maske und Kothurn» per l’Austria e la Germania, «The Drama Review» per gli Stati Uniti.
Sostenere e rilanciare la vocazione storiografica della rivista, senza chiusure di campo o metodologiche, è l’impegno del nuovo comitato direttivo, particolarmente sensibile alla ricchezza degli approcci interdisciplinari a cui l’attuale teatrologia e le nuove tecnologie digitali invitano. In questo senso va letta anche la composizione del consiglio scientifico che cerca di riflettere la complessità degli intrecci interdisciplinari degli studi teatrali senza dimenticare la consolidata vocazione internazionale della rivista. Una strategia in linea con lo spirito scientifico e la passione teatrale dei fondatori, che, sensibili agli orizzonti aperti dalla nuova storia, dalla semiotica e dall’antropologia, hanno saputo coniugarli con il teatro vivente di quegli anni, da Grotowski a Brook, da Robert Wilson a Chaikin, da Eduardo a Fo.